L’altro giorno a scuola avrei dovuto incontrare Babbo Natale, ma il ghiaccio mi ha fermato. Cose che succedono. Beh, uno più uno meno… Non per fare il superiore, ma di Babbi Natale ne ho già conosciuti parecchi. Quello dell’anno scorso si chiamava Delvis. Quasi come Presley, anche se il suo idolo era Riccardo Fogli. In passato, diverse erano state donne. Me ne ricordo una che sotto la barba posticcia aveva un paio di baffi veri. Un’altra era magra come un calzino, ma con una voce baritonale che faceva tremare i vetri. C’è stato un Babbo Natale con gli occhiali, un altro che prima di consegnare i regali ha voluto per forza recitare una poesia su se stesso, e uno che si era presentato con un camino di cartone legato dietro la schiena. Anni fa, a un Babbo Natale che camminava rasentando i muri per saltar fuori solo all’ultimo momento, crollò addosso una grondaia. Dovemmo dargli un paio di bicchierini di quelli forti per farlo riprendere dallo spavento. Un vecchio Babbo Natale, purtroppo, ho anche saputo che è morto. Ma state tranquilli, ai bambini non l’ho detto.