
Niente più indagini per Toby Peters, il detective che nella Hollywood degli anni ‘40 tirava fuori dai guai le celebrità. I suoi dirimpettai, nonchè aiutanti obtorto collo, erano un dentista sprovvisto di licenza e un nano forzuto e poeta. Un terzetto improbabile, che però non sbagliava un colpo. Nelle storie di Toby Peters (scritte da Stuart Kaminsky dal 1977 al 2004 e pubblicate nei Gialli Mondadori purtroppo solo fino a una quindicina di anni fa) i divi del cinema parlano e si comportano proprio come nei loro film: Peter Lorre enigmatico e sfuggente, Cecil B. De Mille seduto su una nuvola di presunzione, Humphrey Bogart sempre col bicchiere di whisky in mano, Mae West sarcastica e mangiauomini. Sono impeccabili romanzi d’epoca, con belle trame noir e un umorismo a volte malinconico. Nella vita privata Toby Peters era uno sconfitto, mal sopportato dal fratello tenente della omicidi, e ancora innamorato della ex moglie Ann. Una notte la chiama, come sempre senza motivo, e dopo pochi imbarazzati convenevoli lei gli dice:
“Adesso devo andare, Toby”.
“Devi proprio?”
“E’ tardi. E non sono sola”.
“Oh. Mi dispiace”.
“Non potevi saperlo”.
“No, mi dispiace che non sei sola”.
“Buonanotte Toby”.