Viva Agnes Browne

Posted in Scrittori on Dicembre 15, 2009 by trabucco

Ci sono voluti quattro romanzi a Brendan O’Carroll per raccontare la storia di Agnes Browne. Tanti quanti a Thomas Harris per Hannibal Lecter, non so se mi spiego. Mi piacerebbe convincere chiunque a leggerli dal primo all’ultimo, ma è un periodo che non trovo le parole. Quindi mi limiterò a dire che è la miglior quadrilogia su una proletaria di Dublino, vedova di un rosso ubriacone e regina del mercato di frutta e verdura di Moore Street, che ha un’amica del cuore più larga che alta, con tre nei pelosi sotto il mento ma capace di battute degne di Neil Simon, e sette figli dei quali quello con la testa più sulle spalle si chiama Mark e quello più delinquente Frankie, ed è dolce, ma resistente come un filo di acciaio, e quando muore non muore ma sorride e si trasforma in una libellula, e poi comunque rinasce, che abbia mai letto.

Nuovi esperti

Posted in La vita in diretta, Sport on Dicembre 5, 2009 by trabucco

“Io non mi permetto di parlare di computer con te, tu non discutere di fantacalcio con me”.

La chiamavano Trinità

Posted in Colore locale, La vita in diretta on Novembre 27, 2009 by trabucco

Pochi giorni fa ho avuto uno scambio di vedute con un tizio molto religioso. Si parlava di teologia e uguaglianza tra i sessi. Ci sono delle mezz’ore che non passano mai, se non si fa un po’ di confusione. Gli ho detto che con la Bibbia vado a orecchio, ma mi pareva d’aver sentito che lì le donne sono malviste, quasi come il diavolo. Lui mi ha decisamente contestato. Ho abbassato il tiro. Comunque sono considerate inferiori all’uomo. Se no, mica le facevano nascere da una costola. Niente affatto, ha ribattuto. Le donne stanno al fianco dell’uomo. Sono un aiuto prezioso, hanno un ruolo fondamentale. Poi ha calato l’asso. Non dimentichiamo, ha detto, che anche Gesù Cristo era il braccio destro di Dio.

Bar Sartre

Posted in Colore locale, La vita in diretta on Novembre 16, 2009 by trabucco

“Come ti sembra quella?” “Non più di primo pelo, però niente male”. “Sono d’accordo”. “Ma secondo te, quando si comincia a dire di una che non è più di primo pelo?” “Non lo so. Verso i trentacinque?” “Hmm. Facciamo quaranta?” “Anche. Comunque si balla intorno a quelle mattonelle”. “Giusto. Trentacinque, quaranta”. “Quindi una di trenta è di primo pelo?” “Grosso modo”. “Guardate che il primo pelo non esiste”. “Ah no?” “No. La giovinezza non ha bisogno di giustificazioni. Avete mai sentito dire di una che è di primo pelo?” “In effetti”. “Come i grandi calciatori. Quando sono giovani li guardi incantato, e dopo dici però, ha ancora classe. Molto triste”. “Già”. “Certo che a parlare di donne e sport, siamo proprio il cliché del maschio”. “Tu sei matto. Questo è esistenzialismo”.

Stuart Kaminsky (1934 – 2009)

Posted in Scrittori on Novembre 9, 2009 by trabucco

Il primo caso di Toby Peters

Niente più indagini per Toby Peters, il detective che nella Hollywood degli anni ‘40 tirava fuori dai guai le celebrità. I suoi dirimpettai, nonchè aiutanti obtorto collo, erano un dentista sprovvisto di licenza e un nano forzuto e poeta. Un terzetto improbabile, che però non sbagliava un colpo. Nelle storie di Toby Peters (scritte da Stuart Kaminsky dal 1977 al 2004 e pubblicate nei Gialli Mondadori purtroppo solo fino a una quindicina di anni fa) i divi del cinema parlano e si comportano proprio come nei loro film: Peter Lorre enigmatico e sfuggente, Cecil B. De Mille seduto su una nuvola di presunzione, Humphrey Bogart sempre col bicchiere di whisky in mano, Mae West sarcastica e mangiauomini. Sono impeccabili romanzi d’epoca, con belle trame noir e un umorismo a volte malinconico. Nella vita privata Toby Peters era uno sconfitto, mal sopportato dal fratello tenente della omicidi, e ancora innamorato della ex moglie Ann. Una notte la chiama, come sempre senza motivo, e dopo pochi imbarazzati convenevoli lei gli dice:

“Adesso devo andare, Toby”.

“Devi proprio?”

“E’ tardi. E non sono sola”.

“Oh. Mi dispiace”.

“Non potevi saperlo”.

“No, mi dispiace che non sei sola”.

“Buonanotte Toby”.

La citation

Posted in Cinema, La vita in diretta on Novembre 4, 2009 by trabucco

A scuola è arrivata una ragazza dalla Francia, per un tirocinio di quindici giorni. Una sorta di Erasmus per future maestre. Io non conosco il francese, lei non sa una parola di italiano, e anche a gesti non mi pare che ci si intenda come il chiodo e l’alpinista, ma tant’è. Come prima cosa, ha fatto sentire ai bambini i nomi dei giorni della settimana nella sua lingua. Sempre meglio rompere il ghiaccio con un esercizio facile. Ha cominciato, scandendo morbidamente: Lundi, mardi, mercredi, jeudi, vendredi, samedi e… “Vivement dimanche!“, ho detto io. Mi ha guardato come uno che vuol fare lo spiritoso. “Ehm, Truffaut”, ho spiegato. “Oh, d’accord”, mi ha risposto. E’ stato un duro inizio.

You can call me Giancarlo

Posted in La vita in diretta on Ottobre 28, 2009 by trabucco

Ieri, nel primo pomeriggio, ho ricevuto una curiosa telefonata. Ero solo in casa, e un disco di Kiki Dee girava nello stereo. Un gran bel disco, fra parentesi. Ho risposto senza tanta voglia.

Trabucco: “Pronto?”

Donna: “Sei tu Giancarlo?”

“Mi dispiace, ha sbagliato numero”.

“Come? Non sei Giancarlo?”

“No. Sono Alberto. Chi cerca?”

“Volevo parlare con M.G.”.

“Non è in casa, anche se in effetti abita qui. Ma non insieme a Giancarlo”.

“Ma se sono sposati. Comunque lei non è il marito”.

“E’ vero, non siamo sposati. Ma le assicuro che Giancarlo qui non ci ha mai messo piede. Deve trattarsi di un caso di omonimia. Lei invece chi è?”

“Sono B. Questo non è il …54321?”

“Sì”.

“C’è qualcosa che non quadra”.

“Lo credo bene. Posso chiederle da quanto tempo non vede M.G.? Una dozzina d’anni? Quindici?”

“Eh eh. Le ho parlato ieri sera. E anche altre volte”.

“A questo numero”.

“Sì”.

“Temo che non sia possibile”.

“Oh, allora mi scusi”.

“Non fa niente”.

“Però senta, è la mia parola contro la sua. Adesso chiamo M.G. al cellulare e vediamo”.

“Be’, mi faccia sapere. Il numero lo conosce”.

“Sì. Arrivederci”.

“La saluto”.

Non l’ho più sentita.

Gioco a premi

Posted in Bambineide on Ottobre 22, 2009 by trabucco

Bambina: “Ho raccolto una cosa nel prato. Incomincia con fio… Indovina come si chiama?”

Maestro: “Hmm. Fiore?”

Bambina: “Sì. Tieni l’hai vinto”.

La buona educazione

Posted in Sport on Ottobre 19, 2009 by trabucco

L’altra sera, al bar, qualcuno a una cert’ora ci ha chiesto gentilmente se potevamo spostarci due minuti per lasciare spazio a una foto di gruppo. Nessun problema, specie quando i modi sono così discreti. Ci siamo alzati e poco dopo una ventina di ultrà di due tifoserie di calcio gemellate sono entrati nella stanza, si sono ammassati lungo una parete e hanno posato per il fotografo. Avevano l’aria tranquilla, pulita, i crani rasati di fresco. Qualche scatto veloce, spalla a spalla, con un affratellamento sincero che faceva quasi invidia. Alla fine hanno cantato in coro “Digos boia” una mezza dozzina di volte, ci hanno ringraziato per la cortesia e se ne sono andati.

Vita di MP (episodio 8)

Posted in Vita di MP on Ottobre 13, 2009 by trabucco

Una volta ho rischiato di morire. Ero nell’auto di MP, ma MP non era con me. La macchina me l’aveva prestata, avvisandomi che ogni tanto scoppiettava e mandava scintille dal cofano; niente di che, ragazzate, aveva detto. Invece si incendiò. A un tratto, solo per scalare dalla quarta alla terza, lingue di fuoco cominciarono a sollevarsi dal cofano scuro come da un barbecue. Ovviamente accostai e scesi di corsa. Non era una zona molto trafficata, ma qualcuno c’era, e mi girava al largo. Feci il 118 e i pompieri arrivarono nel giro di pochi minuti. Erano talmente sereni che per spegnere l’incendio presero l’estintore dal baule dell’auto. Ammiro la freddezza nei momenti duri. Nel frattempo avevo chiamato anche MP, che venne a raccattarmi con l’auto della moglie. Si scusò per aver sottovalutato il problema. Non aveva l’aria contrita, non è nel suo stile. Sembrava un prestigiatore a cui è caduta sbadatamente una carta dal mazzo. Si avvicinò al capo dei pompieri, che con un guanto stava asciugandosi la fronte appena sudata. Ricordo come fosse adesso le sue parole.

“Be’, siete stati molto gentili. Quant’è?”