Squisito

Postati in La vita in diretta su gennaio 23, 2012 da trabucco

Scesi i prezzi sotto i 100 euro, mi sono comprato anch’io un ereader. Non il Kindle, un altro, per fare un po’ il diverso. Finora ho letto delle novelle di Verga, La versione di Vasco, La fattoria degli animali di Orwell e il romanzo-verità Il teppista di Giorgio Specchia. In attesa ci sono La casa d’inferno di Richard Matheson, Black city di Victor Gischler e Il sarto di Ulm di Lucio Magri. Una cosa buona dell’ereader è che si regge con una mano sola, e avendone due in tutto l’altra può servire a fumare, sorseggiare un nocino, grattare le orecchie della gatta, eccetera. Una cosa cattiva è che per poter dire di aver completato una pagina, con lo schermo piccolo come un taccuino, bisogna averne cambiate quattro o cinque, e per un impaziente come me non è una rottura da poco. Però il display è nitido, la luce non sbatte e la lettura va via liscia. In confronto al libro di carta, mi risulta pressochè impossibile ritrovare una frase o un concetto che mi avevano colpito. Per le mie capacità di orientamento, l’ebook è una strada a senso unico. Ho usato una volta l’opzione cambia font, ma non mi sembrava più lo stesso libro e ho ripristinato subito il default. Non sono pronto a tutte le rivoluzioni. Va comunque detto, senza ironia, che accumulare libri e non doverli spolverare nemmeno per le feste comandate è un lusso. In più, l’odore della plastica è squisito.

Un altro animale

Postati in Bambineide su gennaio 10, 2012 da trabucco

Bambina: “Ho preparato un indovinello. Lo faccio?”.

Maestro: “Vai”.

Bambina: “E’ un animale che esisteva ai tempi dei dinosauri ma esiste ancora, è più piccolo di un cavallo, mangia la carne e abita in un paese che non è il nostro”.

Maestro & bambini: “?”

Bambina: “Era facile. Il drago di Kimoto”.

Il maestro Giovanni

Postati in Dì di festa, Scrittori su dicembre 22, 2011 da trabucco

Ho scritto un racconto per l’inserto speciale natalizio del Corriere Nazionale. E’ una specie di bonus track del mio romanzo senza editore; un interludio tra il protagonista della storia e uno dei personaggi secondari. Praticamente un inedito dell’inedito, non so se mi spiego. Lo speciale si può acquistare per 1 ridicolo euro qui. Il racconto è corto e ve lo servo gratis sotto. Buona lettura, e buon Natale.

BABBO NATALE ESISTE

“Maestro Giovanni, lei è ateo, non è vero?”, mi chiese Lara mentre usciva dal ripostiglio con le braccia cariche di stoffa rossa che pendeva da un cuscino di gommapiuma.

“Di famiglia”, le risposi. “Un mio bisnonno andò in galera per aver tirato delle uova a un vescovo in visita a Forlì”.

“Un uomo piuttosto incivile, il suo bisnonno”, ribattè. Posò la stoffa e il cuscino sul tavolo e restò in piedi a guardarmi.

“Non si preoccupi, col tempo siamo migliorati. La mia è la generazione amabile”, dissi, ma fui l’unico a sorridere. Lara faceva la bidella nella mia piccola sezione di scuola materna. Era alta, muscolosa, e aveva un caratteraccio ispido. Lavoravamo insieme da qualche mese, e dal primo giorno si era convinta di dovermi dare una raddrizzata. Sedette a un lato del tavolo e tirò fuori un paio di forbici e dei bottoni bianchi, larghi e piatti dalla tasca del grembiule.

“Sarebbe ora che avesse fede in qualcosa. Ormai ha un certa età”, disse. Inforcò gli occhiali e iniziò a tagliare la stoffa con la precisione di una macchina. Non aveva preso le misure, eppure avrei scommesso che non si sarebbe sbagliata di un centimetro.

“L’ovatta l’ha comprata?”, domandò senza smettere di tagliare. Mi abbassai a raccogliere la sporta che avevo tra i piedi e la misi sul tavolo.

“Eccola. C’è anche il cappello”, risposi. “Perché, teme che di questo passo finirò all’inferno?”.

“Di certo non si salverà con le spiritosaggini. Ago e filo per piacere. Sono nel cassetto”, disse. Lo aprii e glieli diedi. Fuori cominciava a fare buio. Gli alberi nel giardino della scuola erano ancora imbiancati per la neve caduta durante la settimana. Qualche ramo era finito sull’erba, spaccato dal peso. Era il 22 dicembre.

“E’ sicuro di non avere bisogno di me domattina?”, disse Lara. “Ho avuto il permesso dalla direzione, ma posso ritardare la partenza e andare via nel pomeriggio”.

“Non ci pensi neppure. Finiamo il lavoro e poi è libera di godersi le vacanze”.

“Sgobberò come un mulo fino a Natale. Lo sa quanti cappelletti devo preparare per il pranzo?”

“No, quanti?”.

“Sette ottocento, come minimo. E una vasca di brodo”, rispose.

Annuii e mi sfregai le mani. “Qua dentro fa un freddo cane”.

“Non siamo più in orario di servizio, maestro Giovanni. I termosifoni sono spenti”, disse Lara.

“Ci starebbe bene un camino”. Lara alzò la testa e adocchiò un angolo della stanza, come se avesse già deciso dove farlo costruire.

“Se c’era, poteva calarsi da lì domani. Si immagina la sorpresa per i bambini? Ma sarà bello anche se entra dalla porta. Detto fra noi, prima avrebbe dovuto perdere qualche chilo”.

“Ci avrei provato con tutte le forze”, dissi imitando il suo tono pedante. Terminai di incollare la montagna di ovatta e con due pezzi di scotch la attaccai a un elastico. Osservai il risultato, e mi sembrò una barba ben fatta. La indossai insieme al cappello, poi buttai gli scarti nella sporta e la rimisi sotto al tavolo. Lara cucì i bottoni, staccò con i denti l’ultimo pezzo di filo e sollevò il vestito in alto, contro il neon.

“Un po’ arrangiato, ma è pronto. Lo vuole provare?”, chiese. Mi legai il cuscino di gommapiuma sullo stomaco, poi Lara mi aiutò a infilare il vestito. Adesso in giardino era buio pesto, si intravedevano soltanto le chiazze di neve nell’aria.

“E’ paonazzo. Si vergogna?”

“No, è questa roba che fa sudare”, risposi. Fece un passo indietro e mi guardò per un momento come se fossi un’astrusa scultura.

“Be’, a quanto pare almeno Babbo Natale esiste. Auguri, maestro Giovanni”, disse seria.

“Auguri anche a lei, credulona”, risposi. Lara si tolse il grembiule, lo piegò con cura e prima di andarsene mi ricordò di collegare l’allarme. Io restai ancora qualche minuto, misi a posto le ultime cose e tirai le tende alle finestre. Abitavo a poche centinaia di metri dalla scuola, così decisi di uscire senza cambiarmi. La barba bianca, mossa dal vento, mi solleticava la faccia. Fuori la temperatura doveva essere vicina allo zero, ma vestito da Babbo Natale il freddo si sentiva meno.

Life is live

Postati in Suonatori, Ti ricordi? su dicembre 5, 2011 da trabucco

Non essendo un iconoclasta, mi sono visto anche il concerto di Paul McCartney a Bologna. Ascoltare Blackbird dalla voce di chi l’ha scritta vale sempre la spesa (inoltre, per me avrebbe potuto cantare venti volte di seguito Hey Jude e mi sarebbe andato bene lo stesso). Nei giorni seguenti ho preso un cazziatone da chi si ricordava di avermi visto sputare le palle degli occhi a un concerto dei Clash, ma la mezza età comporta dei rischi che i ventenni non si sognano neanche. Comunque, è stata un’occasione per ripensare a tutta la gente che ho visto suonare e cantare in questi anni, e me ne sono venute in mente di buone. Per esempio la volta che dietro il palco di un festival dell’Unità beccai Alberto Camerini vestito da arlecchino che bestemmiava come un anticristo perchè gli si era rotta una corda della chitarra; ricordo che all’epoca mi fece parecchia impressione questa differenza tra arte e vita. Oppure le inutili cariche di un pugno di poliziotti che cercavano di impedire a chi era senza biglietto di scavalcare i cancelli e entrare al palazzo dell’Eur per l’esibizione dei Police. Io il biglietto ce l’avevo, ma ero giovane e la guerriglia urbana mi ipnotizzava facilmente, così rimasi a guardare, entrai per ultimo e dovetti accomodarmi in cima alle gradinate, da dove distinsi a malapena la batteria. Il fan più esaltato l’ho visto a un concerto di Gino Paoli: un ragazzo secco e pelato che dopo ogni canzone urlava il suo amore per Gino saltando e contorcendosi come se fosse in sella a un cavallo da rodeo. Mi ricordo che Chet Baker suonò per tre ore senza mai alzarsi dalla sedia, con la tromba puntata verso il pavimento e il microfono in basso come un fiore. Al concerto dei Gaznevada mi trascinò una fidanzata amica di un’amica del bassista, mentre non posso incolpare nessuno per essermi precipitato all’unica data italiana dei Frankie Goes To Hollywood. Ma queste sono solo le briciole. Ho certamente passato molto più tempo davanti a un palco che meditando sulla vita. D’altra parte, anche il rock può far nascere le sue belle riflessioni. Una sera, circa un anno dopo essere stato a un concerto di Jeff Buckley una tizia mi disse: “Tu hai visto Jeff Buckley? Veramente?!”. “Eh”. “Prima che morisse?”. Ancora mi chiedo cosa avrebbe detto se le avessi risposto di no.

11-11

Postati in Ti ricordi? su novembre 11, 2011 da trabucco

Siamo stati amici per quasi vent’anni, l’avevo conosciuto alle elementari. Insieme a lui e altri tre o quattro ho dato il primo tiro a una sigaretta. Da ragazzini non riuscivamo ad andare al cinema due volte filate senza farci cacciare, finchè non diventò più imbarazzante che divertente. Una sera, ubriaco, voleva arrampicarsi sui lampioni dello stadio e accenderli per vedere se le righe del campo erano ancora dritte. Ricordo un ultimo dell’anno per strada ad Ancona, sotto il gelo e i piatti che ci lanciavano dalle finestre. Un giorno mi puntò contro un fucile, perchè avevo detto che le canzoni di Luigi Tenco erano robetta d’amore. Poi giurò che era scarico, ma intanto mi ero rimangiato il giudizio. Aveva molte più ragazze di me, anche se io gli dicevo che le mie erano più belle. Quando facemmo una seduta spiritica da dilettanti un operaio di suo padre, che ci aveva spiato mentre ne parlavamo nel capanno degli attrezzi, entrò di colpo nella stanza coperto da un lenzuolo, e col soprannaturale la chiudemmo lì. Una volta gli raccontai una balla talmente grossa che era impossibile cascarci, ma lui si fidava e mi credette. Ho imparato da quel giorno a raccontarne solo di piccole. L’undici novembre di venticinque anni fa un camion andò addosso alla sua macchina ferma nella nebbia e gli ruppe l’osso del collo. Molto tempo dopo sognai che era tornato, con gli stessi vestiti di sempre ma i capelli corti da bravo ragazzo. Non l’ho più rivisto da allora, e oggi mi mancava.

Un animale

Postati in Bambineide su ottobre 17, 2011 da trabucco

Bambino: “Facciamo il gioco degli indovinelli?”

Maestro: “D’accordo. Comincia tu”.

Bambino: “E’ un animale tutto rosa”.

Bambina: “La pantera!”

Fermo restando

Postati in La vita in diretta su settembre 30, 2011 da trabucco

Oggi compio 48 anni. Non mi sembrano troppi, in fondo ho la stessa età di Johnny Depp, che va ancora in giro coi jeans strappati, e due anni meno di George Clooney, che ha sempre l’aria di uno a cui tutte le mattine per colazione servono un poker. Sono dunque nella fase Depp-Clooney della vita, il che mi pare un bel traguardo. Conto di rimanerci per molto tempo, fermo restando che se questi due dovessero cadere in disgrazia ci metterò un secondo a sostituirli.

La cura

Postati in Bambineide su settembre 28, 2011 da trabucco

Maestro: “Hai il naso rosso. Non stai bene?”

Bambina: “Mi è venuto il raffreddore”.

Maestro: “Mi dispiace. Cosa prendi per il raffreddore?”

Bambina: “I fazzoletti”.

Seguirà buffet

Postati in La vita in diretta, Scrittori su settembre 23, 2011 da trabucco

Domani pomeriggio, sabato 24 settembre, verso le 16.30 nei locali di Casa Artusi a Forlimpopoli presenterò un libro. Non un libro mio, bensì quello di Sergio Tavcar. Non so per quanti, ma per me è un evento -  va bene che ormai chiamano eventi anche i tornei di briscola dell’Arci. Ci tenevo a organizzare questa cosa, e alla fine ci sono riuscito. Ho anche preparato un discorsetto d’apertura con cui potrei darmi la zappa sui piedi oppure fare un figurone. Chi verrà vedrà.

La Spidersmobile

Postati in La vita in diretta su settembre 12, 2011 da trabucco

E così, per la prima volta, ho dovuto comprare un’auto. Il mio motto al riguardo è Non è mai troppo tardi per gli acquisti superflui. Non mi piace guidare, a meno che le strade non siano vuote e senza curve. Pare che questo la dica lunga sul mio carattere, ma si sa che la madre dei Freud è sempre incinta. A parte qual è il davanti e il didietro della macchina non so molto altro, ma per le emergenze sono preparato: se buco una gomma chiamo il carro attrezzi, se si scarica la batteria chiamo il carro attrezzi, se mi ferma la stradale mi arrotolo una sigaretta mentre verificano che sono in regola e senza precedenti, tranne quella piccola volta che. Interessante il costo dell’RC auto, per il quale la sola risposta sensata mi sembrerebbe la rivoluzione. Ho poi controllato che nel bagagliaio ci fossero almeno 1 triangolo e 0 cadaveri. Gli occhiali da sole sono nel cruscotto, e la radio va. Resta da dire del portachiavi, un regalo inaspettato, che è anche apribottiglie e tagliaunghie: un oggettino di gran classe, che promette senz’altro di essere molto più utile e longevo di tutto il resto, e infatti a macchina spenta mi ha già dato diverse soddisfazioni.

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