Là si cita Claudio Baglioni per parlare del ruolo del narratore. Qua, che con niente perdiamo il filo, si cita Enzo Carella per parlare di Enzo Carella.
Dimmi come m’ami/ti dirò chi sei/Dimmi che mi chiami/fatti i fatti miei/Fammela sentire quella voce da bandita/che manda in alto le mie mani e la mia vita/Vienimi vicino, diventiamo amici/chissà il mio nome tu come lo dici/Se lo mandi giù come un morso della mela/ti sveglierà stanotte con un male in gola
Questa canzone si chiama Stai molto attenta. E’ del 1981. A prima vista parrebbe una filastrocca sdolcinata, ma quella “voce da bandita” spariglia un po’ le carte, no? Le canzoni di Enzo Carella, almeno le più riuscite, sono spesso così. I testi glieli scriveva Pasquale Panella, quello di Don Giovanni di Battisti, però molto prima di Battisti. Le melodie stanno in un guscio, e uno non le può cantare a squarciagola nemmeno volendo. Ma giuro, sono belle. La prima, Malamore, è del 1977. Non è mica invecchiata: era tenera e stramba allora, e lo è anche adesso. Barbara, due anni dopo, arrivò seconda a Sanremo (va bene, erano edizioni famigerate quelle, comunque un secondo posto è sempre un secondo posto). L’ultimo giretto in classifica Carella lo fece con Si, si può, nel 1981. Poi un paio di dischi negli anni ‘90, senza Panella, che non si trovano neanche a mettersi in ginocchio. E due mesi fa, dopo una vita, ne è uscito un altro. Si intitola Ahoh yè nanà. Musica e parole, di nuovo, di Carella/Panella. Io lo compro. Poi, chi vuole, mi fa un fischio e gli dico com’è.
Dimmi in che fumetto mi disegnerai/Dimmi in che finale poi m’aspetterai/Dimmi quando spegni se m’indosserai/Dimmi nei tuoi sogni quante me ne fai/Fammela sentire quella voce da bandita/Che manda in alto le mie mani e la mia vita
* Anche questo è il titolo di una canzone. Parla di nasi di popoff, satin, frou frou, cenci di lamè, bombette di charlot.