La bionda di Jig era diversa, almeno in parte. La sentivo ingorda e violenta e al tempo stesso cauta come se si fosse corazzata contro l’imprevisto. Naturalmente all’esterno era tutto uno splendore, quasi tutte le donne del suo genere sanno riverniciarsi a dovere e bisogna scavare un bel po’ per ritrovare, sotto sotto, la giungla primitiva.
Questo è un esempio, dal romanzo “Ricca e morta”, della prosa secca e dritta al punto di Gil Brewer. Fra tutti gli scrittori noir, il suo è il nome più ingiustamente dimenticato. Nato in Florida nel 1922 e morto sfatto e alcolizzato nel 1983, Gil Brewer, in dieci anni abbondanti di produzione ossessiva, scrisse più di trenta romanzi. Il suo esordio nel ‘51, “Satana è una donna”, fu il primo paperback negli Stati Uniti a vendere un milione di copie. Era uno degli scrittori di punta, insieme a Charles Williams, David Goodis, Day Keene, della Gold Medal, l’etichetta specializzata in crime novels da 25 centesimi e quasi altrettanti omicidi l’uno. Poi, tramontato il decennio noir per eccellenza, i lettori si disaffezionarono alle sue storie; lui tentò di sciogliere la frustrazione andando a vivere con la moglie Verlaine nel caldo della California e poi nel New Mexico, dove cominciò a bere e non smise più. Scrisse ancora qualche libro, che riuscì con fatica e solo sotto pseudonimo a pubblicare, compreso un apocrifo di Ellery Queen di poco conto, e dal 1976 nemmeno una riga. Al meglio, Gil Brewer sapeva essere essenziale e torbido nella stessa frase, e scriveva dialoghi svelti, cattivi e mai ridondanti. Naturalmente i suoi romanzi sono spesso popolati di dark ladies (be’, non tutti: per esempio in “L’assassino è in giro” i protagonisti sono un chirurgo psicopatico e una coppia di fidanzati presa in ostaggio), ma il suo interesse si concentra sugli effetti della loro presenza nella psiche degli uomini che incontrano, e questo ne fa uno scrittore diverso e più originale di molti altri del periodo. In Italia i libri di Brewer furono pubblicati nella collana del brivido di Longanesi, la parente perversa (per l’epoca) dei gialli Mondadori, ma da allora nessuno ha avuto voglia di rimetterli in circolazione. E io divento scemo a cercarli.
“Mi spiace”, disse il piccoletto, e si schiarì la gola. Fu come se qualcuno avesse sbriciolato una foglia secca tra le dita.