Archive for Dicembre, 2007

Un capodanno

Sarà stato l’82, ‘83 al massimo. Ero giovane e cretino, e anche il mio amico non scherzava. Passare il capodanno a Venezia ci sembrava un’idea esotica. Così partimmo nel tardo pomeriggio del 31 dicembre con la sua Opel color aragosta, destinazione piazza San Marco. Dopo un po’, sulla Romea caricammo un autostoppista: un tipo magro, silenzioso e giù di giri. Io avevo cominciato a smanettare con la radio ad alto volume, cambiando frequenza ogni tre secondi, finchè a un certo punto l’autostoppista si sporse dal sedile di dietro, mi posò una mano sulla spalla e disse: “Non ti va bene un cazzo, eh?”. Poi parve addormentarsi, ma di tanto in tanto dava un tiro alla sigaretta. Si rianimò un paio d’ore dopo, nel parcheggio di Mestre, e quando ci separammo ci abbracciò come fratelli. Arrivammo in piazza San Marco verso le nove. La circumnavigammo, fermandoci a prendere un aperitivo in tutti i bar. Svuotammo rapidamente i portafogli. Fuori faceva un freddo cane. Nessuno ci avvicinò per invitarci a una festa in qualche superattico. La città ci stava sabotando. Quando in mezzo alla calca scorgemmo il nostro autostoppista, che rollava una canna in compagnia di due splendide ragazze punk, capimmo di dover tornare a casa. Festeggiammo la mezzanotte in macchina con il segnale orario della radio, e all’una e mezza eravamo davanti a una discoteca, pochi chilometri dal punto in cui eravamo partiti. Mentre aspettavamo di entrare, ultimi della fila, il mio amico pestò i piedi a terra per scaldarsi e mi disse: “Comunque, Venezia la facevo con più piccioni”.

Suonala ancora

Volevo dire, a me mancherebbe proprio del tutto lo spirito natalizio. Solo che dai e dai, alla fine un po’ me l’hanno attaccato. Auguri.

Ieri sposi

Be’, non so se mi spiego, io c’ero al matrimonio di Seia Montanelli e Davide Malesi. Voi no, perciò sappiate almeno che:

La sposa era bellissima. Dietro l’altare, un murales a parete intera con un Cristo dipinto tra due fette di pane giganti mi ha ipnotizzato per quasi tutta la durata della cerimonia. Il prete officiante, in piedi al centro della navata un minuto prima dell’ingresso in chiesa di invitati e sposi, aveva una mano levata al cielo nell’atto di benedire, e con l’altra trafficava al telefonino. Lo sposo ha letto per primo la formula di rito (Io prendo te come mia legittima… ecc. ecc.) con una voce ferma che dava benissimo l’idea del per sempre e, davvero, mi ha un po’ commosso. Un fotografo rasta, coadiuvato da un tizio col codino che gli reggeva flash e doppio flash, avrà scattato all’incirca un milione di foto. La sposa, non è che ne volesse sapere tanto di fare le cose a comando - ma va? -, e così di fianco al camino acceso del ristorante, all’ennesima richiesta del rastaman, se n’è uscita con un Famo presto che me sto a còce. Quando si dice chiudere un discorso. Il pranzo era squisito, ma non ho memoria per i menu, quindi accontentatevi di sapere che lo era. La prima bottiglia di Nero d’Avola è andata giù che era un piacere, la seconda anche di più (per questo, chiedere conferma a Glenn). Calate le prime ombre della sera, per motivi ferroviari ho dovuto andar via e mi sono perso la torta nuziale. Uscendo, ho deciso finalmente di presentarmi ai parenti stretti (un bifolco è un bifolco è un bifolco), e poi mi sono girato a dare un’ultima occhiata alla sposa. Che, come al principio della storia, era sempre bellissima (io, se non chiudo i cerchi, non sono mica contento).

30 parole: Mondo cane

La bibliotecaria allunga il collo.

Punta il dito, esasperata.

“Ecco il libro”, sospira.

Mi arrampico. Lo apro.

Un incipit splendido, una prosa elettrizzante.

Perchè diavolo nessuno

leggeva il mio romanzo?

Oi regaloi

“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica basteranno a fare la mia felicità fino alla morte”. Così scriveva Truffaut, immaginando probabilmente una vita in vacanza perpetua. Qua le feste arrivano e passano in un lampo, e la lista è più breve.

1 film: “The incredible shrinking man, di Jack Arnold. Dal romanzo “Tre millimetri al giorno” di Richard Matheson. La storia di un uomo che comincia a rimpicciolire senza scampo, diventando poco a poco un nano imbarazzante per la famiglia, poi un diversivo per gatti, poi una preda per gli insetti, poi… Il film è del 1957, quindi gli effetti speciali fanno tenerezza, ma il risultato è ugualmente struggente, e l’angoscia palpabile. Mai uscito da noi in dvd, eppure nell’edizione inglese, vai a sapere perchè, c’è anche il doppiaggio italiano.

1 libro: “Conversazioni con Billy Wilder”. Costa un Perù, ma vale fino all’ultimo centesimo. Cameron Crowe (il regista di Jerry Maguire e Almost famous) a colloquio con un re del cinema. La curiosità di Crowe è insaziabile. Wilder fa finta di essere un po’ scocciato, invece le racconta tutte su mezzo secolo di lavoro a Hollywood, ed è spietatamente divertente. Poi decide di fare il sentimentale, e allora scioglie i sassi: “Audrey mi ha fatto cambiare idea sul matrimonio. Sono molto contento di averla sposata. Specie ora, che ho superato i novant’anni. Sa, è come un bel lieto fine”.

1 disco: “Sufjan Stevens presents Songs for Christmas”. Cofanetto con 42 canzoni di Natale in 5 cd, divise tra originali e classici reinterpretati (alcuni anche più di una volta), e miniposter della famiglia Stevens accanto all’albero e a un Babbo Natale gonfiabile. Dolce e melodioso, con qualche coretto storto per non far troppo la figura dei pezzi di pane. Ma tanto Sufjan Stevens, più fa dischi, più bisogna dirgli bravo.

30 parole: Lavative presenze

Cigolante da ogni dove,

con il vento che sgorgava dalle finestre sbarrate,

quella casa poteva benissimo

essere abitata da fantasmi.

Ne presi possesso.

Ero stato uno sfaticato,

fin da vivo.

Bad day

Ieri pomeriggio una Lancia ha messo sotto me e la mia Vespa. La Vespa è distrutta, io per fortuna ho solo un po’ di ammaccature. La ragazza che guidava la Lancia, dopo aver capito che non mi aveva ammazzato ha smesso di piangere e ha detto: “Lo sa, avevo fatto cinque incidenti finora, ma è la prima volta che ho torto”. Ho rovinato un record.

Hip, hip, Hussalonia!

C’è un tizio a Buffalo, nello stato di New York, che scrive piccole, bellissime canzoni (che hanno titoli come Like an astronaut in love, Cruel and unusual, Act three scene one), piene di idee singolari, cantate con una voce malinconica ma non stucchevole, e che difficilmente superano i 3 minuti. Immagino non diventerà mai famoso, e certamente non ricco, perchè le regala quasi tutte in download. In un’auto-intervista sul suo website, dice che preferisce impiegare il breve tempo che gli è concesso su questa terra scrivendo e registrando musica, piuttosto che facendo il magnaccia di compact discs. Infatti, nel 2007 ha già inciso cinque album. Per dire, ha partecipato all’ultimo Record Production Month Challenge, dove chiunque ne abbia voglia è invitato a comporre e registrare dieci canzoni in ventotto giorni, e per non sbagliare ne ha tirate fuori venti. Il suo motto è “Pop does not mean popular”: un’autobiografia in una frase. Questo tizio si chiama Jesse Mank, ovvero Matt Barber, ovvero Marsupial Garamond, ovvero Emile Berliner, ovvero Hussalonia.

Babbo Natale chi?

Maestro: “Allora, hai mandato la lettera a Babbo Natale?”

Bambina: “Sì”.

Maestro: “Che regalo gli hai chiesto?”

Bambina: “Una bambola che fa la cacca finta”.

Maestro: “Oh. Sembra bella. Poi me la fai vedere?”

Bambina: “No. Mi ha risposto che non esiste. Mi porta la Barbie”.