Archive for Marzo, 2008

Ring star

Sabato sera mi trovavo qua. E’ vero che per arrivarci ho dovuto prendere la via Emilia, seguire le indicazioni per Villanova e Faenza, superare il vecchio ponte di Schiavonia; ma una volta dentro, mi sembrava di essere al Caesar’s Palace di Las Vegas. Insomma, un mondiale di boxe, poteva anche non capitare mai nella vita. E la cornice era proprio giusta eh? C’erano i campioni del passato un po’ imbolsiti, che all’inizio avevano salutato il pubblico e si erano scambiati finti jab in favore di telecamera. C’erano le belle figliole a bordoring, con tacchi a spillo e culi svettanti, che accompagnavano i pezzi grossi in gessato scuro. C’era il commentatore col papillon, le luci che bucavano il centro del quadrato come se cercassero l’oro, e quell’atmosfera di attesa, voi mi capite, un mondiale di boxe. Stavo lì, nella guazza del sogno, ci stavo anche bene. Poi, durante l’incontro che precedeva quello per il titolo, uno dei pugili ha cominciato a lamentarsi con l’arbitro. Mulinava le braccia scontento, faceva le smorfie al suo avversario. Finchè dietro di me uno ha urlato: “O peso medio, vai a Zelig!”

E mi sono svegliato.

Intermezzo

In Inghilterra, i bookmakers accettano scommesse sull’eventualità che un Ufo con a bordo Elvis Presley precipiti sulla Terra e caschi in testa al mostro di Lochness. L’impatto è dato 1/20000000.

30 parole: Risorgere

Musica per le orecchie del pugile

il countdown dell’arbitro.

Destro, sinistro,

ancora un destro.

Soldi facili.

Per tutto il tempo pensò

a come spenderli,

poi si rialzò dal tappeto.

L’uomo che sembrava normale

Sono un imbucato alla sua cena: l’amico di un amico di un eccetera. Comunque, ha un bell’appartamento, arredato in modo classico. Mobili di legno scuro, qualche quadro alle pareti, e una grande portafinestra con vista magnifica sulle colline. Parla con proprietà, sa ironizzare sulle piccole disgrazie della vita senza far la figura dello sciocco, ascolta le opinioni altrui con vivo interesse. A un certo punto mi dice “Vieni di là, ti faccio vedere una cosa”. Di là, sopra una cassapanca, c’è un acquario. Pullula di pesci di una specie che ho dimenticato, sottili come aghi e non più lunghi di un centimetro, tutti uguali. “Sono 400″, dice. “Più o meno, eh?” Li osservo guizzare in blocco per un po’. “Fanno un gran silenzio”, rilevo stupidamente. “Il vetro è spesso”, sorride. Do un paio di colpi di nocche all’acquario, sto al gioco. “Quando se ne ammala uno, contagia subito gli altri. Li controllo due volte al giorno”, mi dice. “Ah sì? E come si vede se uno è malato?”

“Be’, dimagrisce”.

Io non so parlar dialetto

Almeno, non quanto mi piacerebbe. Da bambini, in casa, era una lotta. Mio padre in dialetto avrebbe firmato anche gli assegni. Invece per mia madre, donna di istruzione superiore, anche una frase buttata là ogni tanto era di cattivo esempio. E naturalmente, ai figli era vietato ripeterla. Così mi sono dovuto arrangiare col dialetto passivo del babbo, ma capirete che non è proprio la stessa cosa. La pronuncia va presto a farsi benedire, la ricchezza delle sfumature s’incaglia nel cervello. Per esempio, solo da grande ho imparato che “un gelato” si dice un gelati, e “due gelati” du gelato. Interessante, no? Comunque, conto di metterci una pezza nei prossimi decenni, perchè il tempo passa, e un vecchio che parla solo italiano qua non lo fanno nemmeno entrare al bar.

30 parole: Fermo immagine

Gli invitati si accalcano

uno sulla testa dell’altro,

il tavolo del buffet ondeggia,

la madre della sposa ha le mani nei capelli.

Col grandangolo prendo tutti.

Poi lo schianto.

Un italiano vero

Non so, una volta con Internet mi sembrava di avere il mondo in tasca. All’inizio ci avevo persino ritrovato una vecchia fiamma (Non una fidanzata eh? Era una cantante - Jocelyn Bernadette-Smith - che avevo sentito a Berlino nell’86, in un locale così piccolo che il fumo di quattro sigarette faceva già volume. E dopo aver scartabellato per anni i cataloghi di dischi in Italia senza risultato, l’ho pescata in rete. E’ stato emozionante). Adesso vagolo un po’ sempre per gli stessi posti, m’infratto in qualche blog, leggo a sbafo le notizie. Insomma, faccio zapping.

Ma non stavo più comodo sul divano?

Una donna

La rosa

riconosciuta

non seppe fingere

un alibi

una bugia qualsiasi

Guardò tutti

bellissima

Son qui da trent’anni

disse

e arrossì.

30 parole: Il giusto equilibrio

Lo psicanalista dice

di non fare castelli sugli stuzzicadenti,

che lei mi guarda angelica

senza amarmi,

di scendere dalle nuvole e dirglielo,

lavoriamo sul trapezio,

non sei la mia burattinaia.