Life is live
Non essendo un iconoclasta, mi sono visto anche il concerto di Paul McCartney a Bologna. Ascoltare Blackbird dalla voce di chi l’ha scritta vale sempre la spesa (inoltre, per me avrebbe potuto cantare venti volte di seguito Hey Jude e mi sarebbe andato bene lo stesso). Nei giorni seguenti ho preso un cazziatone da chi si ricordava di avermi visto sputare le palle degli occhi a un concerto dei Clash, ma la mezza età comporta dei rischi che i ventenni non si sognano neanche. Comunque, è stata un’occasione per ripensare a tutta la gente che ho visto suonare e cantare in questi anni, e me ne sono venute in mente di buone. Per esempio la volta che dietro il palco di un festival dell’Unità beccai Alberto Camerini vestito da arlecchino che bestemmiava come un anticristo perchè gli si era rotta una corda della chitarra; ricordo che all’epoca mi fece parecchia impressione questa differenza tra arte e vita. Oppure le inutili cariche di un pugno di poliziotti che cercavano di impedire a chi era senza biglietto di scavalcare i cancelli e entrare al palazzo dell’Eur per l’esibizione dei Police. Io il biglietto ce l’avevo, ma ero giovane e la guerriglia urbana mi ipnotizzava facilmente, così rimasi a guardare, entrai per ultimo e dovetti accomodarmi in cima alle gradinate, da dove distinsi a malapena la batteria. Il fan più esaltato l’ho visto a un concerto di Gino Paoli: un ragazzo secco e pelato che dopo ogni canzone urlava il suo amore per Gino saltando e contorcendosi come se fosse in sella a un cavallo da rodeo. Mi ricordo che Chet Baker suonò per tre ore senza mai alzarsi dalla sedia, con la tromba puntata verso il pavimento e il microfono in basso come un fiore. Al concerto dei Gaznevada mi trascinò una fidanzata amica di un’amica del bassista, mentre non posso incolpare nessuno per essermi precipitato all’unica data italiana dei Frankie Goes To Hollywood. Ma queste sono solo le briciole. Ho certamente passato molto più tempo davanti a un palco che meditando sulla vita. D’altra parte, anche il rock può far nascere le sue belle riflessioni. Una sera, circa un anno dopo essere stato a un concerto di Jeff Buckley una tizia mi disse: “Tu hai visto Jeff Buckley? Veramente?!”. “Eh”. “Prima che morisse?”. Ancora mi chiedo cosa avrebbe detto se le avessi risposto di no.
dicembre 5, 2011 a 4:26 pm
ho già scritto e cancellato tipo cinque commenti ma nessuno mi sembrava intelligente e all’altezza di questo tuo pezzo,
ci rinuncio.
però ho ancora un sorrisone grande così.
e ti ho letto stamattina, eh.
dicembre 5, 2011 a 8:15 pm
Esagerata, ma grazie. E lieto di averti migliorato la giornata.
dicembre 19, 2011 a 10:57 pm
Anch’io sorrido sempre, con il viso e con il cuore, quando leggo i tuoi pezzi.
(Va bene anche quattordici giorni dopo?)
dicembre 20, 2011 a 2:10 pm
Va bene anche posdatato.
gennaio 5, 2012 a 11:24 am
La lettura del tuo racconto ha alleviato il mio mal di stomaco del mattino. Dove non riuscì il Plasil, potè la tua scrittura. Grazie
gennaio 5, 2012 a 12:51 pm
Prego. Però non buttare il Plasil, che io scrivo poco.