Il maestro Giovanni
Ho scritto un racconto per l’inserto speciale natalizio del Corriere Nazionale. E’ una specie di bonus track del mio romanzo senza editore; un interludio tra il protagonista della storia e uno dei personaggi secondari. Praticamente un inedito dell’inedito, non so se mi spiego. Lo speciale si può acquistare per 1 ridicolo euro qui. Il racconto è corto e ve lo servo gratis sotto. Buona lettura, e buon Natale.
BABBO NATALE ESISTE
“Maestro Giovanni, lei è ateo, non è vero?”, mi chiese Lara mentre usciva dal ripostiglio con le braccia cariche di stoffa rossa che pendeva da un cuscino di gommapiuma.
“Di famiglia”, le risposi. “Un mio bisnonno andò in galera per aver tirato delle uova a un vescovo in visita a Forlì”.
“Un uomo piuttosto incivile, il suo bisnonno”, ribattè. Posò la stoffa e il cuscino sul tavolo e restò in piedi a guardarmi.
“Non si preoccupi, col tempo siamo migliorati. La mia è la generazione amabile”, dissi, ma fui l’unico a sorridere. Lara faceva la bidella nella mia piccola sezione di scuola materna. Era alta, muscolosa, e aveva un caratteraccio ispido. Lavoravamo insieme da qualche mese, e dal primo giorno si era convinta di dovermi dare una raddrizzata. Sedette a un lato del tavolo e tirò fuori un paio di forbici e dei bottoni bianchi, larghi e piatti dalla tasca del grembiule.
“Sarebbe ora che avesse fede in qualcosa. Ormai ha un certa età”, disse. Inforcò gli occhiali e iniziò a tagliare la stoffa con la precisione di una macchina. Non aveva preso le misure, eppure avrei scommesso che non si sarebbe sbagliata di un centimetro.
“L’ovatta l’ha comprata?”, domandò senza smettere di tagliare. Mi abbassai a raccogliere la sporta che avevo tra i piedi e la misi sul tavolo.
“Eccola. C’è anche il cappello”, risposi. “Perché, teme che di questo passo finirò all’inferno?”.
“Di certo non si salverà con le spiritosaggini. Ago e filo per piacere. Sono nel cassetto”, disse. Lo aprii e glieli diedi. Fuori cominciava a fare buio. Gli alberi nel giardino della scuola erano ancora imbiancati per la neve caduta durante la settimana. Qualche ramo era finito sull’erba, spaccato dal peso. Era il 22 dicembre.
“E’ sicuro di non avere bisogno di me domattina?”, disse Lara. “Ho avuto il permesso dalla direzione, ma posso ritardare la partenza e andare via nel pomeriggio”.
“Non ci pensi neppure. Finiamo il lavoro e poi è libera di godersi le vacanze”.
“Sgobberò come un mulo fino a Natale. Lo sa quanti cappelletti devo preparare per il pranzo?”
“No, quanti?”.
“Sette ottocento, come minimo. E una vasca di brodo”, rispose.
Annuii e mi sfregai le mani. “Qua dentro fa un freddo cane”.
“Non siamo più in orario di servizio, maestro Giovanni. I termosifoni sono spenti”, disse Lara.
“Ci starebbe bene un camino”. Lara alzò la testa e adocchiò un angolo della stanza, come se avesse già deciso dove farlo costruire.
“Se c’era, poteva calarsi da lì domani. Si immagina la sorpresa per i bambini? Ma sarà bello anche se entra dalla porta. Detto fra noi, prima avrebbe dovuto perdere qualche chilo”.
“Ci avrei provato con tutte le forze”, dissi imitando il suo tono pedante. Terminai di incollare la montagna di ovatta e con due pezzi di scotch la attaccai a un elastico. Osservai il risultato, e mi sembrò una barba ben fatta. La indossai insieme al cappello, poi buttai gli scarti nella sporta e la rimisi sotto al tavolo. Lara cucì i bottoni, staccò con i denti l’ultimo pezzo di filo e sollevò il vestito in alto, contro il neon.
“Un po’ arrangiato, ma è pronto. Lo vuole provare?”, chiese. Mi legai il cuscino di gommapiuma sullo stomaco, poi Lara mi aiutò a infilare il vestito. Adesso in giardino era buio pesto, si intravedevano soltanto le chiazze di neve nell’aria.
“E’ paonazzo. Si vergogna?”
“No, è questa roba che fa sudare”, risposi. Fece un passo indietro e mi guardò per un momento come se fossi un’astrusa scultura.
“Be’, a quanto pare almeno Babbo Natale esiste. Auguri, maestro Giovanni”, disse seria.
“Auguri anche a lei, credulona”, risposi. Lara si tolse il grembiule, lo piegò con cura e prima di andarsene mi ricordò di collegare l’allarme. Io restai ancora qualche minuto, misi a posto le ultime cose e tirai le tende alle finestre. Abitavo a poche centinaia di metri dalla scuola, così decisi di uscire senza cambiarmi. La barba bianca, mossa dal vento, mi solleticava la faccia. Fuori la temperatura doveva essere vicina allo zero, ma vestito da Babbo Natale il freddo si sentiva meno.
dicembre 23, 2011 a 8:09 am
Gran bel regalo, Alberto, grazie.
Così sono ancora più arrabbiata con la categoria degli editori, tanto per dire.
Buone feste anche a te (non so se te ne sei accorto ma hai della neve che scende qua sul blog)
dicembre 23, 2011 a 5:07 pm
Certo che me ne sono accorto. In questo blog succedono i miracoli
gennaio 13, 2012 a 10:07 am
Mi chiedevo se potesse mai funzionare una beauty farm in cui rilassarsi in una vasca di brodo con sette ottocento cappelletti fluttuanti che massaggiano. Magari a disposizione si lascia un buon libro inedito, o almeno un racconto.
gennaio 13, 2012 a 2:19 pm
Diciamo che io ho fatto la mia parte.
gennaio 13, 2012 a 4:39 pm
vuoi dire che io dovrei ingegnarmi per aprire l’insolita beauty farm??