30 parole: Mostri
Ricordo bene quando, a cinque anni,
entrai nel labirinto degli specchi deformanti:
mia madre, una proboscide col cappotto,
stringeva a sè
i miei enormi occhi sgranati,
che la guardavano riconoscenti.
Ricordo bene quando, a cinque anni,
entrai nel labirinto degli specchi deformanti:
mia madre, una proboscide col cappotto,
stringeva a sè
i miei enormi occhi sgranati,
che la guardavano riconoscenti.
Disse di avere i Van Gogh.
Ora voleva la cocaina.
Aprirono la valigetta:
conteneva diamanti purissimi. Nient’altro.
Dovevano barattarci il microfilm,
avevano fatto confusione.
Un giorno di lavoro buttato.
“La sua sceneggiatura è sorpassata”,
disse accigliato il produttore.
“Scriva qualcosa di meno preistorico”.
Aspirò un’enorme boccata
dal sigaro grosso come una clava,
e indicò la porta.
“Arrivederci”, grugnì.
Affiancate,
la bellezza divina e l’arpia
non sembravano sorelle.
Dopo lunghi ripensamenti,
il padre si pronunciò.
Decise che la prima era una perfetta strega,
e cancellò il secondo bozzetto.
Sono l’ultimo di una dinastia.
Ho combattuto battaglie,
trovato e perduto amori,
avvistato isole lontane sotto gomitoli di luna.
Non se ne trovano più,
di padri che raccontano favole.
Musica per le orecchie del pugile
il countdown dell’arbitro.
Destro, sinistro,
ancora un destro.
Soldi facili.
Per tutto il tempo pensò
a come spenderli,
poi si rialzò dal tappeto.
Gli invitati si accalcano
uno sulla testa dell’altro,
il tavolo del buffet ondeggia,
la madre della sposa ha le mani nei capelli.
Col grandangolo prendo tutti.
Poi lo schianto.
Lo psicanalista dice
di non fare castelli sugli stuzzicadenti,
che lei mi guarda angelica
senza amarmi,
di scendere dalle nuvole e dirglielo,
lavoriamo sul trapezio,
non sei la mia burattinaia.
Mio padre apparve una notte,
in smoking e cilindro,
sussurrandomi dei numeri all’orecchio.
Io ero mezzo nudo, confuso,
un po’ mi vergognai.
Esorcizzava la paura di morire,
quel matto.
La nave si inabissava rapidamente.
Un bacio ancora,
nient’altro importava.
“Ti amo”.
“Anch’io”.
Non si sarebbero più lasciati.
Ma qualcuno captò l’esseoesse.
Il divorzio tardò pochi anni.