Ieri sera, per la strada, sulla maglietta di un tizio c’era scritto LIBERTE’. EGALITE’. JET PRIVE’.
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Il mio amico è un patchwork
Posted in Colore locale on Marzo 10, 2009 by trabuccoQuando lo incontro riesce sempre a stupirmi. L’altra mattina indossava una spessa berretta di lana rosa (a mezzogiorno, col sole che urlava), la t-shirt dei Rage against the machine sotto un giubbotto da motociclista (era a piedi), pantaloni grigi senza tasche e scarpe da ginnastica gialle, fosforescenti. E’ il re degli strambi. L’ultima volta che sono entrato nella sua auto il cruscotto era seminato di puffi di gomma alti tre o quattro centimetri. Ma sono passati degli anni, magari adesso è diventato un cruscotto sobrio. Comunque, l’altra mattina mi ha chiesto se andavo con lui a vedere un concerto.
“Di chi?”
“Gli Atroci. Fanno dell’heavy metal demenziale. Molto, molto bravi”.
“Uhm. Ci penso”.
“Tanto lo so che non vieni. Te sei ancora fermo a Springsteen”. Ho annuito, e intanto lo vedevo nitidamente, mentre pogava sotto il palco degli Atroci. Faceva la sua figura. Avevamo fretta tutti e due, ma il quadro non era ancora completo.
“Ce l’hai una bandiera del vecchio PCI? In giro non se ne trovano più”, ha detto.
“Non ce l’ho. Cosa te ne devi fare?”
“Voglio usarla come telo da mare quest’estate”.
“Prova a cercarla su ebay”.
“Oh, mi hai dato una buona idea. Vabe’, adesso vado alla Snai a fare due scommesse. Alla prossima eh?”
“Non vedo l’ora”.
Pregiudizi
Posted in Colore locale on Febbraio 26, 2009 by trabucco“Ieri sera, la Juve, volevano farla vincere a tutti i costi”.
“Ma non ha perso?”
“Sì, ma non hai visto, a un certo punto gli hanno quasi dato un rigore!”
Il meglio del duemilanove
Posted in Colore locale, La vita in diretta on Gennaio 2, 2009 by trabuccoL’ultima sera dell’anno, al ristorante, c’era una coppia di mezza età vicino al mio tavolo. Lei già verso le undici non teneva più gli occhi aperti; lui se n’era accorto, ma le parlava lo stesso, provava a tenerla su. Dopo il brindisi di mezzanotte, i musicisti che fino a quel punto avevano suonato musiche di sottofondo hanno cominciato a fare dei pezzi di rhythm and blues, belli sparati. Lui, seduto, con il tovagliolo ancora sulle gambe, si è messo a mimare gli assoli di chitarra. Ciondolava il capo, con le dita volava, aveva stile. Dopo un passaggio particolarmente complicato ha dato di gomito a lei, che aveva la testa ormai quasi sul piatto dei dolci, ammiccando come per dire, non sbaglio una nota vedi? Lei gli ha rivolto uno sguardo annebbiato, ma poi ha trovato la forza di sorridere, e gli ha fatto una carezza sul braccio. Lì per lì ho pensato che quello era il vero amore, dopo ho pensato che mi ero bevuto il cervello. Adesso sono indeciso.
Chi siete? Da dove venite? Un fiorino!
Posted in Colore locale on Dicembre 11, 2008 by trabuccoHo scoperto l’esistenza di un balzello medievale a cinquanta chilometri da casa. Precisamente sulle rive del Reno, tra Sant’Alberto e Comacchio. Ero da quelle parti per un pranzo a base di anguille (un pranzo da re, va detto). A un certo punto c’è uno sputo di acqua e melma da attraversare, e se uno non vuole fare un giro largo in automobile deve salire su una specie di piattaforma di legno, pomposamente chiamata traghetto, che in venti secondi scarsi lo sbarca di là. 2,5 euro un viaggio, 3,5 andata e ritorno in giornata. Faceva freddo, c’era la nebbia, l’acqua scura e stagnante, e alle persone che erano con me tutta la faccenda è sembrata normale, non priva di una certa suggestione. Io ci ho provato a dire che magari, con un ponticello prefabbricato, si risolveva il problema, ma non c’è stato verso. Non mi ero mai sentito tanto postmoderno.
La cimice
Posted in Colore locale, La vita in diretta on Novembre 2, 2008 by trabuccoA venti metri, forse meno, dalla finestra della mia cucina c’è un sottopassaggio. Se ne sta lì, scavato un po’ fortuitamente tra la campagna e il paese. Non serve a molto, ma a qualcosa serve. Durante i weekend, e nelle giornate di sole, da questo sottopassaggio spesso si vedono entrare e uscire lunghe code di ciclisti. Sono vestiti come al Tour de France, e non so bene dove vanno; forse a Meldola, o a Polenta di Bertinoro. So però cosa fanno, oltre che pedalare: parlano. A voce altissima, perchè anche l’ultimo della fila possa sentire le chiacchiere del primo, e viceversa. I ciclisti si raccontano un mucchio di fatti che non mi riguardano, con nomi e cognomi gridati come al mercato. Negli ultimi giorni, per esempio, ho imparato che a una certa Patrizia (omissis) “se gli piace prendere del morbido, sta bene con suo marito”. E non dico di che colore è la parrucca che (omissis) (omissis) si mette in testa per nascondere la calvizie. Insomma, a volte sono stanco dei pettegolezzi sulla solita gente. Così mi attacco al davanzale, e aspetto.
Nouvelle bouteille
Posted in Colore locale, La vita in diretta on Settembre 15, 2008 by trabuccoL’ALTRO (50 anni più o meno. Capelli da scienziato pazzo, la faccia larga, un cuoricino per bocca): “Se vuoi ti dico un bel posto dove andare a mangiare”.
IO: “Volentieri”.
L’ALTRO: “Un momento però, non so che abitudini hai te. Cosa sei, uno da tagliatelle al ragù, coniglio e patate, roba così?”.
IO: “Be’ sì, abbastanza”.
L’ALTRO: “Ah, allora no. Non c’è modo di capirsi”.
IO: “Perchè? Tu prova”.
L’ALTRO: “No no, guarda, lasciamo il mondo come sta. Io sono un raffinato. Io, al ristorante, degusto le acque”.
Convenienze
Posted in Colore locale on Aprile 28, 2008 by trabuccoC’è questo tizio che vuole convincermi a cambiare banca. Mi telefona tre o quattro volte, giura che le sue condizioni sono imbattibili, insiste. Di andare in sede non ho voglia, allora prende e un pomeriggio passa da me. Stretta di mano, si guarda intorno, bel pavimento, diamoci del tu. Apre la ventiquattrore, tira fuori le carte e comincia a leggermi le opzioni: conto 0 (zero spese), conto X (ics spese), conto Y (una via di mezzo). Non do segni di essere persuaso. Va avanti per un po’, mi parla di interessi, fondi d’investimento, prima di calare l’asso. “Se vieni con noi, ti regalo una carta di credito normale e una prepagata”, dice. “A cosa mi serve una carta prepagata?”, gli chiedo. Fa una faccia pensosa, come se stesse scegliendo tra un mucchio di buoni motivi. Poi risponde. “Hai presente, quando uno ha la morosa all’Est? Tipo in Cecoslovacchia, Romania. Una volta ti toccava andare là tutte le volte a portargli le calze, le bistecche, quello che serviva. Adesso spedisci la carta, lei ti dà un colpo di telefono, dice ascolta, mi carichi 500 euro che ho bisogno? E hai risolto”. “Non ho una morosa all’Est”, rivelo. Mi posa una mano sull’avambraccio, lo stringe complice. “Metti la carta in un cassetto. Non si sa mai”.
Io non so parlar dialetto
Posted in Colore locale, Ti ricordi? on Marzo 17, 2008 by trabuccoAlmeno, non quanto mi piacerebbe. Da bambini, in casa, era una lotta. Mio padre in dialetto avrebbe firmato anche gli assegni. Invece per mia madre, donna di istruzione superiore, anche una frase buttata là ogni tanto era di cattivo esempio. E naturalmente, ai figli era vietato ripeterla. Così mi sono dovuto arrangiare col dialetto passivo del babbo, ma capirete che non è proprio la stessa cosa. La pronuncia va presto a farsi benedire, la ricchezza delle sfumature s’incaglia nel cervello. Per esempio, solo da grande ho imparato che “un gelato” si dice un gelati, e “due gelati” du gelato. Interessante, no? Comunque, conto di metterci una pezza nei prossimi decenni, perchè il tempo passa, e un vecchio che parla solo italiano qua non lo fanno nemmeno entrare al bar.
Occasione
Posted in Colore locale, La vita in diretta on Febbraio 18, 2008 by trabuccoSotto i portici, nel centro di Forlì, qualche giorno fa ho visto seduto per terra un mendicante. Non più giovane, con i vestiti impolverati, la barba incolta e un cappello a fianco. Tutto l’armamentario insomma. Per essere sinceri non aveva l’aria particolarmente afflitta. Strimpellava qualcosa su una chitarra che aveva visto momenti migliori, e nel cartello che teneva fermo con la punta delle scarpe, in sgargiante vernice rossa, c’era questo avviso: Solo per oggi.