Archivio per la Categoria Dì di festa

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Posted in Dì di festa, Ti ricordi? on Giugno 2, 2009 by trabucco

Mio nonno era alto e repubblicano. Da bambinetto, quando andavo a trovarlo, giocavamo sempre a briscola scoperta. A me piaceva di più rubamazzo, ma lui diceva che a briscola scoperta si sviluppa l’intelligenza. E poi, che vincessi o perdessi, alla fine mi dava duecento lire, e l’intelligenza di assecondarlo ce l’avevo già. Mio nonno faceva quaranta chilometri in bicicletta tutti i giorni per andare a lavorare, solo che al momento della mia nascita era in pensione, perciò non l’ho mai visto sudato. Mio nonno, a settant’anni, aveva ancora tutti i suoi denti originali. E a tavola tirava su il brodo con la forchetta. Mio nonno certe cose le faceva a modo suo, come Sinatra in My way.

Poi avevo anche un altro nonno. Era piccolo e monarchico. Gli volevo bene, ma non mi sembra il caso che parli di lui proprio oggi.

Working class hero

Posted in Dì di festa on Aprile 30, 2009 by trabucco

Il primo giorno di lavoro della mia vita, ricordo che non feci nulla. Era l’estate dei miei diciott’anni, e dovevo andare a raccogliere le pesche nel campo di un tizio che chiamavano Zwei finger, per via di una vecchia ferita di guerra e del piglio nazista con cui trattava gli operai. Zwei finger aveva organizzato la partenza alle sei del mattino, davanti a un bar, dove ci avrebbe caricati tutti sul suo range rover. Solo che io equivocai il luogo dell’appuntamento, e andai davanti a un altro bar. Ci rimasi un paio d’ore, bevendo the ghiacciato, leggendo la gazzetta dello sport e giocando a flipper. Poi capii che qualcosa doveva essere andata storta, e me ne tornai a letto. Il giorno dopo Zwei finger me la fece pagare, non mi perse di vista un minuto e dovetti darci dentro come un somaro. Ma quella prima volta là, il lavoro mi sembrò veramente una grande invenzione.

Sorprese

Posted in Dì di festa on Aprile 12, 2009 by trabucco

Io una volta, dentro l’uovo di Pasqua, ci ho trovato un tuorlo di peluche.

Love & peace

Posted in Dì di festa on Dicembre 24, 2008 by trabucco

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Let’s go party

Posted in Dì di festa, Seia on Luglio 4, 2008 by seia
Per festeggiare il mio compleanno, il primo anno di questo blog e l’imminente uscita del terzo romanzo di Alberto – che è sulla via di ritorno da New York – vi faccio vedere la copertina di “Cera per le sirene“, da ottobre in libreria.

Copertina romanzo

La copertina l’ha disegnata il bravissimo Sergio Ponchione. A me non è piaciuta la prima volta che l’ho vista, ma ora la trovo azzeccatissima e molto accattivante.

Riguardo al libro, direi di non considerare molto la breve sinossi scritta dalla casa editrice nella presentazione del romanzo (e infatti spero che la cambino nell’imminenza della pubblicazione). “Cera per le sirene” è in realtà molto più di un libro su una fabbrica in dismissione, è un romanzo, quasi corale, con delle vicende che scorrono in parallelo a quella centrale del protagonista, Corrado, e del suo rapporto “speciale” con la sorella Linda. Su tutto naturalmente c’è la scrittura e lo stile di Alberto, lievi ma incisivi, un’ironia divertita e divertente e una sotterranea vena di malinconia.

30 parole: Men at work

Posted in 30 parole, Dì di festa on Maggio 1, 2008 by trabucco

Disse di avere i Van Gogh.

Ora voleva la cocaina.

Aprirono la valigetta:

conteneva diamanti purissimi. Nient’altro.

Dovevano barattarci il microfilm,

avevano fatto confusione.

Un giorno di lavoro buttato.

30 parole: Risorgere

Posted in 30 parole, Dì di festa on Marzo 23, 2008 by trabucco

Musica per le orecchie del pugile

il countdown dell’arbitro.

Destro, sinistro,

ancora un destro.

Soldi facili.

Per tutto il tempo pensò

a come spenderli,

poi si rialzò dal tappeto.

Vetrofania, tutte le feste si porta via

Posted in Dì di festa, Ti ricordi? on Gennaio 6, 2008 by trabucco

Quando ero un bambino, a casa mia il presepe cominciava nel bagno e terminava in cucina, dopo aver attraversato ogni stanza. Non avevamo statuine, ma delle silhouette plastificate che si incollavano col fiato ai vetri delle finestre. I Re Magi partivano da lontano, accanto allo sciacquone, e ogni due o tre giorni mia madre li spostava di quel tanto, per dare l’idea del viaggio. Le pecore pascolavano ovviamente quasi tutte nelle camere da letto, mentre pastori e pellegrini vari venivano sistemati, a seconda del peso dei doni, più o meno vicini alla capanna. E comunque, la mattina del 6 gennaio, chiunque veniva scalzato a favore di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, con un atto d’imperio che a me pareva veramente spudorato. Poi, col tempo, alcuni personaggi si sono rotti o consumati, altri sono andati persi, finchè mia madre si convinse che un presepe che riempiva solo tre ante non aveva ragione di esistere e lo sostituì con uno piccolo, prefabbricato e un po’ triste. Quanto a me, per tutti quegli anni non ho fatto che domandarmi quale ruolo avesse la Befana nella vicenda.

Un capodanno

Posted in Dì di festa, Ti ricordi? on Dicembre 30, 2007 by trabucco

Sarà stato l’82, ‘83 al massimo. Ero giovane e cretino, e anche il mio amico non scherzava. Passare il capodanno a Venezia ci sembrava un’idea esotica. Così partimmo nel tardo pomeriggio del 31 dicembre con la sua Opel color aragosta, destinazione piazza San Marco. Dopo un po’, sulla Romea caricammo un autostoppista: un tipo magro, silenzioso e giù di giri. Io avevo cominciato a smanettare con la radio ad alto volume, cambiando frequenza ogni tre secondi, finchè a un certo punto l’autostoppista si sporse dal sedile di dietro, mi posò una mano sulla spalla e disse: “Non ti va bene un cazzo, eh?”. Poi parve addormentarsi, ma di tanto in tanto dava un tiro alla sigaretta. Si rianimò un paio d’ore dopo, nel parcheggio di Mestre, e quando ci separammo ci abbracciò come fratelli. Arrivammo in piazza San Marco verso le nove. La circumnavigammo, fermandoci a prendere un aperitivo in tutti i bar. Svuotammo rapidamente i portafogli. Fuori faceva un freddo cane. Nessuno ci avvicinò per invitarci a una festa in qualche superattico. La città ci stava sabotando. Quando in mezzo alla calca scorgemmo il nostro autostoppista, che rollava una canna in compagnia di due splendide ragazze punk, capimmo di dover tornare a casa. Festeggiammo la mezzanotte in macchina con il segnale orario della radio, e all’una e mezza eravamo davanti a una discoteca, pochi chilometri dal punto in cui eravamo partiti. Mentre aspettavamo di entrare, ultimi della fila, il mio amico pestò i piedi a terra per scaldarsi e mi disse: “Comunque, Venezia la facevo con più piccioni”.

Suonala ancora

Posted in Dì di festa on Dicembre 25, 2007 by trabucco

Volevo dire, a me mancherebbe proprio del tutto lo spirito natalizio. Solo che dai e dai, alla fine un po’ me l’hanno attaccato. Auguri.