Archivio per la Categoria Ti ricordi?

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Posted in Dì di festa, Ti ricordi? on Giugno 2, 2009 by trabucco

Mio nonno era alto e repubblicano. Da bambinetto, quando andavo a trovarlo, giocavamo sempre a briscola scoperta. A me piaceva di più rubamazzo, ma lui diceva che a briscola scoperta si sviluppa l’intelligenza. E poi, che vincessi o perdessi, alla fine mi dava duecento lire, e l’intelligenza di assecondarlo ce l’avevo già. Mio nonno faceva quaranta chilometri in bicicletta tutti i giorni per andare a lavorare, solo che al momento della mia nascita era in pensione, perciò non l’ho mai visto sudato. Mio nonno, a settant’anni, aveva ancora tutti i suoi denti originali. E a tavola tirava su il brodo con la forchetta. Mio nonno certe cose le faceva a modo suo, come Sinatra in My way.

Poi avevo anche un altro nonno. Era piccolo e monarchico. Gli volevo bene, ma non mi sembra il caso che parli di lui proprio oggi.

Ansia da prestazione

Posted in La vita in diretta, Ti ricordi? on Aprile 7, 2009 by trabucco

Quand’ero un bambino, e anche un po’ più in là, la regina delle raccomandazioni di mia madre era “Bada di avere sempre addosso delle mutande pulite. Se ti succede qualcosa e devi andare all’ospedale, che figura ci faccio?” Davanti ai miei occhi si aprivano scenari inquietanti ma in fondo astratti, perciò non discutevo. Com’è come non è, all’ospedale da degente non ci sono mai entrato per tutti quegli anni, però la raccomandazione, anzi il precetto mi è rimasto ben scolpito. Così, quando qualche settimana fa ho dovuto sottopormi a un piccolo intervento ambulatoriale in zona nuca, gli slip li ho tirati fuori nuovi di pacca ancora dentro al cellophane. E’ vero che nessuno li ha visti, ma mia madre aveva ragione, mi sono sentito molto più tranquillo.

Uso pubblico di tv privata

Posted in Ti ricordi? on Marzo 24, 2009 by trabucco

Ancora c’è chi mi racconta di quel vecchio compagno, che quando nel ‘71 da queste parti si cominciò a vedere Telecapodistria, tutte le sere alle otto spalancava la finestra, portava il televisore sul balcone, lo accendeva e alzava il volume al massimo, perchè la sigla del tg di Telecapodistria era Bandiera Rossa, lì di fronte abitavano dei gran democristiani, e lui diceva che gli piaceva farli stare un po’ in campana.

Amici ritrovati

Posted in Ti ricordi? on Febbraio 4, 2009 by trabucco

Be’, chi l’avrebbe detto, dopo tutto ’sto tempo, che me ne sarei ricordati tanti? Per esempio E., a cui ruppi senza volere il naso con una ginocchiata; o MG, la prima femmina con lentiggini che ho conosciuto (lentiggini rosa salmone, una rarità). Poi ci sono L., che rubava la sirena dal camion di suo padre per portarla al campo sportivo e stordire i portieri avversari; e F., secco come un fiammifero, ma invidiatissimo perchè sapeva mungere le mucche. E come dimenticare D.? Parlava così piano che per sentire quel che diceva dovevi avvicinarti fin quasi a baciarla. Eh, ma non erano tempi per approfittarne.

Come? Ah no, non stanno su Facebook. E’ la foto di gruppo della quinta elementare.

Miei capitani

Posted in La vita in diretta, Ti ricordi? on Ottobre 5, 2008 by trabucco

A volte mi succede di incontrare in giro qualche insegnante dei tempi delle Magistrali. Ormai sono passati tanti di quegli anni che siamo diventati quasi coetanei; eppure, se mi riconoscono e ci fermiamo un paio di minuti, non riesco a chiamarli in altro modo che professore. Immagino abbia a che fare con la certezza di avere davanti persone che, adesso come allora, ne sanno più di me (compreso l’insegnante di ginnastica, che sul tagliafuori a basket me ne fece imparare parecchie a furia di gomitate nei reni). Potrei persino dargli del tu e offrirgli un bicchiere in nome dei vecchi tempi, ma proprio non ce la faccio. Anzi, a momenti ci rimango male perchè le prime parole che mi dicono non sono mai “Come sei cresciuto”.

Non ho mai capito la differenza fra matematica e aritmetica

Posted in La vita in diretta, Ti ricordi? on Settembre 8, 2008 by trabucco

Però i voti dati con i numeri mi sono sempre andati a genio. Io non so, gli studenti d’oggi, come li vedono; a me sembravano concisi, e allo stesso tempo ricchi di splendidi dettagli. Insufficiente è un giudizio vago e approssimativo. Vuoi mettere con un 4++, o un fra il 5 e 1/2 e il 6-? Un’insegnante che si arrovella su queste minuzie, credetemi, vi vuole bene anche nel disastro.

Trabucco 2000

Posted in Ti ricordi? on Luglio 31, 2008 by trabucco

Da bambino, a Venezia, un giorno vidi l’attore Renzo Palmer nella pausa di lavorazione di non so quale film. Era in camicia e pantaloni cachi, seduto sulla sedia del regista, e si asciugava il sudore d’agosto con un fazzoletto. In testa portava un cappello panama, e sul cappello riposava un piccione.

Una volta sono salito in macchina con il cantante Piero Focaccia e un paio di musicisti della sua orchestra. Cercava il Bar Sport del mio paese, dove doveva incontrare un impresario. Chiese informazioni a mia madre, che lo riconobbe al primo sguardo e mi disse “Accompagnalo tu, si fa prima”. Focaccia era spiccicato come in televisione, con i baffi e tutto. Quando arrivammo al bar, mi pagò una spuma.

Un’altra volta, a una festa dell’Unità, il cantante dei Quintorigo saltò la fila al ristorante in quanto cantante dei Quintorigo, e con lui la sua fidanzata. Io ero alla quarta sigaretta di attesa in coda. Il ristorante serviva rane fritte e lumache in umido, di una bontà divina. Ricordo che ci fu qualche Buu di biasimo.

(be’, non era ora che facessi un po’ di gossip?)

Io non so parlar dialetto

Posted in Colore locale, Ti ricordi? on Marzo 17, 2008 by trabucco

Almeno, non quanto mi piacerebbe. Da bambini, in casa, era una lotta. Mio padre in dialetto avrebbe firmato anche gli assegni. Invece per mia madre, donna di istruzione superiore, anche una frase buttata là ogni tanto era di cattivo esempio. E naturalmente, ai figli era vietato ripeterla. Così mi sono dovuto arrangiare col dialetto passivo del babbo, ma capirete che non è proprio la stessa cosa. La pronuncia va presto a farsi benedire, la ricchezza delle sfumature s’incaglia nel cervello. Per esempio, solo da grande ho imparato che “un gelato” si dice un gelati, e “due gelati” du gelato. Interessante, no? Comunque, conto di metterci una pezza nei prossimi decenni, perchè il tempo passa, e un vecchio che parla solo italiano qua non lo fanno nemmeno entrare al bar.

Detective story

Posted in Ti ricordi? on Febbraio 2, 2008 by trabucco

Verso i dodici, tredici anni, io e un mio amico mettemmo su un’agenzia investigativa. Si chiamava il Club dei Due. Il mio amico, più grande e grosso di me, faceva il capo. Eravamo come Nero Wolfe e Archie Goodwin. Non durò molto, ma riuscimmo comunque a occuparci di un paio di misteri: il mistero della casa disabitata e della chiave sepolta, su cui magari tornerò in un’altra occasione; e il mistero dell’uomo che scriveva cartoline appoggiato al cofano dell’auto. Quella volta era un pomeriggio d’estate, le strade vuote ai quattro punti cardinali, si sentivano le mosche volare. Noi scalciavamo l’aria seduti su un muretto. A un certo punto il mio amico disse: “Quel tizio là non mi convince. Ha un mucchio di cartoline. Non siamo mica a New York”. “Lo penso anch’io”, annuii. “Dai, va’ a scoprire cosa nasconde”. Saltai giù e ci andai, e con noncuranza le provai un po’ tutte. Allungai lo sguardo, mi misi di sbieco, feci dei saltelli. Finchè l’uomo, che era in maniche di camicia e aveva la giacca buttata su una spalla, si voltò e mi disse con un sorriso aperto: “Vuoi vedere cosa scrivo?” Non credevo a tanta fortuna. “Sì”, risposi subito. Be’, venne fuori che nelle cartoline c’erano dei saluti qualunque. Feci un cenno al mio amico, che aveva assistito alla scena e si avvicinò col muso lungo. “Già che ci siete”, disse l’uomo, “perchè non andate a comprarmi i francobolli?” La tabaccheria era vicina, si vedeva a occhio nudo. Lo accontentammo, e prima di andarsene lui ci ringraziò con una bella mancia.

A parer mio avevamo risolto il caso, e ci avevano anche pagato. Il mio amico invece disse che avevo rovinato tutto. Litigammo, e fu la fine del Club dei Due.

Chez Matto

Posted in Colore locale, Ti ricordi? on Gennaio 21, 2008 by trabucco

Una volta si andava a mangiare dal Matto. Il Matto era anziano, piccolo di statura, e maleducatissimo con chiunque. Noi immaginavamo che lo fosse per contratto, ma di sicuro lo era anche per indole. Specialmente con le ragazze. Si sedeva accanto a loro, ne annusava i capelli, faceva dei sorrisi che tutto erano fuorchè sorrisi. Per dire, era capace, portando il pane in tavola, di mimare un cunnilingus con il cestino e andarsene estasiato dopo aver distribuito le fette una ad una. Oggi, nei ristoranti, se càpitano delle celebrità il padrone si fa fotografare, mano sulla spalla come un vecchio amico, e appende la foto dalle parti della macchina espresso, che la vedano bene tutti. Dal Matto, raccontavano che una sera si era fermata la cantante Mina, nello splendore dei suoi quarant’anni, fuggendone scandalizzata pochi minuti dopo. Al momento di ordinare la cena, il Matto le aveva proposto una cosa veloce, da consumarsi nel retro. Magari era una leggenda.

Il Matto è morto da un pezzo. L’ultima volta che ho sentito parlare del ristorante, era passato al figlio. Ma a quanto dicevano aveva dato un giro di vite agli insulti, e la fatica di andarci soltanto per mangiare non la faceva più nessuno.