Una volta ho rischiato di morire. Ero nell’auto di MP, ma MP non era con me. La macchina me l’aveva prestata, avvisandomi che ogni tanto scoppiettava e mandava scintille dal cofano; niente di che, ragazzate, aveva detto. Invece si incendiò. A un tratto, solo per scalare dalla quarta alla terza, lingue di fuoco cominciarono a sollevarsi dal cofano scuro come da un barbecue. Ovviamente accostai e scesi di corsa. Non era una zona molto trafficata, ma qualcuno c’era, e mi girava al largo. Feci il 118 e i pompieri arrivarono nel giro di pochi minuti. Erano talmente sereni che per spegnere l’incendio presero l’estintore dal baule dell’auto. Ammiro la freddezza nei momenti duri. Nel frattempo avevo chiamato anche MP, che venne a raccattarmi con l’auto della moglie. Si scusò per aver sottovalutato il problema. Non aveva l’aria contrita, non è nel suo stile. Sembrava un prestigiatore a cui è caduta sbadatamente una carta dal mazzo. Si avvicinò al capo dei pompieri, che con un guanto stava asciugandosi la fronte appena sudata. Ricordo come fosse adesso le sue parole.
“Be’, siete stati molto gentili. Quant’è?”